Almeno 648 manifestati sono rimasti uccisi durante le proteste anti governative iniziate 16 giorni fa in Iran. Lo riporta l’organizzazione non governativa con sede in Norvegia ‘Iran Human Rights’, aggiornando il bilancio che ha tenuto dall’inizio delle proteste, scoppiate il 28 dicembre in varie città del Paese per la crisi economica.
Secondo la Ong, tra le vittime ci sono nove minorenni mentre i feriti sono migliaia. In un comunicato sul suo sito, ‘Iran Human Rights’ stima che gli arrestati sarebbero più di 10mila ma il blocco quasi totale di internet in vigore dall’8 gennaio rende complicato avere dati più precisi.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sostiene che le proteste a livello nazionale “sono diventate violente e sanguinose per fornire una scusa” a Trump per intervenire. Lo scrive Al-Jazeera. Ha dichiarato a un incontro con diplomatici stranieri che la violenza è aumentata nel fine settimana, ma che “la situazione è ora sotto controllo totale”.
Mosca condanna quelle che definisce i “tentativi di ingerenza negli affari interni dell’Iran”. Lo ha detto il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Serghei Shoigu, in una conversazione telefonica con il suo omologo iraniano, Ali Larijani, con il quale ha parlato le proteste che scuotono la Repubblica islamica.
Araghchi ha affermato che Internet verrà presto ripristinata in Iran, aggiungendo che il governo si sta coordinando con le autorità di sicurezza per compiere progressi in tal senso. La connettività, dice, verrà ripristinata anche per le ambasciate e i ministeri.
Il ministro, si legge su SkyNews, afferma che i servizi internet nel Paese, finora interrotti per circa 86 ore, saranno ripristinati, ma che ciò avverrà “in coordinamento con le autorità di sicurezza”.
Non fornisce alcuna tempistica per il ripristino, il che – scrive la testata – potrebbe fornire un quadro molto più chiaro di quanto accaduto in Iran nelle ultime due settimane.
A questo proposito, il sito israeliano Ynet afferma che negli ultimi giorni il regime degli ayatollah “ha oltrepassato una nuova linea rossa nel tentativo di reprimere la protesta civile scoppiata in Iran, fino a oggi considerata quasi impossibile. Secondo una serie di resoconti dall’estero, il regime ha attivato per la prima volta dei jammer
militari”, dispositivi di guerra elettronica progettati per disturbare o bloccare segnali radio, radar e sistemi di comunicazione attraverso l’emissione di interferenze
elettromagnetiche. La connessione di emergenza – sottolinea Ynet – è crollata nel giro di poche ore, con oltre l’80% del traffico interessato.
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Su Al-Jazeera è riportata inoltre un’altra dichiarazione di Araqchi: l’Iran, dice il ministro, sarebbe in possesso di filmati che mostrano la distribuzione di armi ai manifestanti, aggiungendo che le autorità pubblicheranno presto le confessioni dei detenuti.
Afferma che le autorità stanno “seguendo da vicino” gli eventi in corso nelle strade. Araghchi aggiunge che le manifestazioni sono state “alimentate e fomentate” da elementi stranieri. Le forze di sicurezza “daranno la caccia” ai responsabili, ha aggiunto.
La tv di Stato iraniana ha trasmesso immagini di grandi manifestazione a sostegno della Repubblica islamica, dopo due settimane di proteste anti governative, e le immagini mostrano qualche migliaio di persone affollare piazza Enghelab nella capitale iraniana.
Anche il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, è stato visto alla manifestazione a Teheran, riferisce la versione inglese della tv iraniana, Press Tv, pubblicando su X una sua foto tra la folla, dove i dimostranti sventolano bandiere della Repubblica islamica ed espongono ritratti della Guida suprema Ali Khamenei.
Anche in mattinata si erano tenute manifestazioni a sostegno della Repubblica islamica in varie città del Paese, e la tv di Stato ha definito i partecipanti come “iraniani uniti contro il terrorismo”, bollando le proteste anti governative come “rivolte in Iran appoggiate da Usa e Israele”.
“È assolutamente inaccettabile che persone che manifestano pacificamente per la loro libertà vengano arrestate e uccise. Questo è assolutamente inaccettabile”, ha detto la portavoce della Commissione Ue Paula Pinho interpellata nel corso dell’incontro quotidiano con la stampa sulla situazione in Iran.
Pinho ha quindi espresso “solidarietà agli straordinariamente coraggiosi cittadini dell’Iran: donne, uomini, giovani che stanno protestando per la loro libertà. Hanno tutto il nostro sostegno e tutta la nostra solidarietà, perché stanno mettendo a rischio la loro vita, come stiamo vedendo”.
“La presidente Ursula von der Leyen si è espressa molto recentemente su questo punto, chiedendo l’immediata liberazione di tutti i manifestanti detenuti e il ripristino immediato del pieno accesso a Internet, perché è evidente che la mancanza di accesso a Internet serve anche a rendere più difficile per questi manifestanti pacifici esercitare il loro diritto di manifestare e di chiedere azioni”.
“Sono pronta a proporre ulteriori sanzioni in risposta alla brutale repressione dei manifestanti da parte del regime”, ha sottolineato l’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Kaja Kallas in alcune dichiarazioni inviate a Politico e al quotidiano tedesco Die Welt in merito alle proteste in corso in Iran.
“Il regime ha una lunga tradizione di repressione delle proteste e assistiamo a una risposta pesante da parte delle forze di sicurezza. I cittadini stanno lottando per un futuro che sia scelto da loro e rischiano tutto per farsi ascoltare”, ha spiegato Kallas. La presidente della Commissione, nelle scorse ore, è sembrata avere un atteggiamento più prudente rispetto all’eventualità di nuove sanzioni contro i Pasdaran, limitandosi a spiegare che la Commissione sta “monitorando” la situazione in Iran.
Teheran convoca i diplomatici di Italia, Francia, Gb e Germania
Gli ambasciatori o gli incaricati d’affari di Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna, di stanza a Teheran, oggi sono stati convocati dalle autorità iraniane, che hanno deplorato il sostegno espresso da questi Paesi ai manifestanti iraniani. Lo riporta un comunicato del Ministero degli Esteri iraniano e reso noto dalla televisione di Stato. Ai diplomatici è stato mostrato un video dei danni causati dai “rivoltosi” ed è stato chiesto ai governi di “ritirare le dichiarazioni ufficiali a sostegno dei manifestanti”. “Confermiamo la convocazione degli ambasciatori europei”, ha poi fatto sapere il Ministero degli Esteri francese.
Il Parlamento europeo vieta l’ingresso ai diplomatici iraniani
Il Parlamento europeo vieta l’accesso ai suoi locali a tutti i diplomatici e rappresentanti iraniani. Lo ha annunciato la presidente Roberta Metsola. “Non si può andare avanti come se nulla fosse accaduto. Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare l’accesso a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran da tutti i locali dell’Europarlamento”, ha scritto su X. “Questa assemblea non contribuirà a legittimare un regime che si è sostenuto attraverso torture, repressione e omicidi”, ha aggiunto.
Media, gli Usa preparano cyberattacchi contro il regime in Iran
Gli Stati Uniti si stanno preparando possibili attacchi informatici contro l’Iran in risposta alla repressione dei manifestanti antigovernativi da parte di Teheran. Lo scrive il Telegraph citando funzionari statunitensi secondo cui sarebbero in corso operazioni informatiche volte a punire la leadership iraniana per la violenza usata contro chi protesta.
Tajani all’Iran, ‘non usare la pena di morte contro i manifestanti’
“Per quanto riguarda l’Iran abbiamo lanciato un appello affinché non si utilizzi la pena di morte come strumento per reprimere le manifestazioni dei giovani e delle donne in Iran”. Lo ha detto il ministro Antonio Tajani. “Lavoriamo per la pace in Medio Oriente, lavoriamo per la pace in Ucraina”.
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