“Almeno 192 persone” sono state uccise in due settimane di proteste contro il governo in Iran: lo sostiene l’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights. “Dall’inizio delle proteste, Iran Human Rights ha confermato l’uccisione di almeno 192 manifestanti”, ha affermato l’ong con sede in Norvegia, avvertendo che il bilancio potrebbe essere molto più alto poiché un blackout di Internet che dura da giorni ostacola le verifiche.
Nella notte di sabato, gli slogan antigovernativi hanno riempito le strade della capitale iraniana Teheran, mentre i manifestanti incitavano al più grande movimento contro la repubblica islamica degli ultimi tre anni, nonostante una repressione forte sotto la copertura di un blackout di Internet, secondo quanto riporta Afp. L’Iran ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità delle manifestazioni scoppiate due settimane fa nella capitale a causa delle difficoltà economiche e da allora alimentate in tutto il paese con richieste di estromissione delle autorità religiose.
La maggior parte delle persone è stata uccisa da munizioni vere o da colpi di arma da fuoco a pallini, prevalentemente da distanza ravvicinata, sostiene l’ong, secondo cui 37 delle vittime sarebbero membri delle forze armate o di sicurezza, mentre una di loro è un pubblico ministero. L’Hrana ha anche riferito che 2.638 persone sono state arrestate.
Sardar Radan, comandante in capo della polizia nazionale iraniana, ha dichiarato questa mattina che “il livello di scontro con i rivoltosi è aumentato” e ha celebrato quelli che ha definito “arresti importanti” sottolineando che “i principali elementi dei disordini di ieri sera sono stati arrestati”. Lo riporta Sky News.
In Iran non si può neanche piangere in pace i propri morti, vittime della repressione del regime contro le manifestazioni di piazza. Secondo informazioni ricevute da Iran International, le forze di sicurezza iraniane hanno sparato gas lacrimogeni e utilizzato pistole ad aria compressa contro le famiglie che partecipavano alle cerimonie
funebri nel cimitero Behesht-e Zahra di Teheran per diversi manifestanti uccisi nelle ultime notti.
A quanto risulta da fonti informate, per scoraggiare la gente a unirsi alle proteste, le autorità iraniane chiedono 6mila dollari circa per il rilascio delle salme ai parenti delle vittime degli scontri.
Diverse persone che hanno protestato in Iran negli ultimi giorni hanno raccontato alla Cnn di folle enormi in strada e di brutali violenze a Teheran, con una donna che ha dichiarato di aver visto “corpi ammucchiati l’uno sull’altro” in un ospedale.
Secondo quanto riferito dall’emittente Usa, una donna sulla sessantina e un uomo di 70 anni hanno descritto di aver visto persone di tutte le età per le strade della capitale iraniana giovedì e venerdì. Venerdì sera, le forze di sicurezza con fucili militari hanno ucciso “molte persone”, hanno dichiarato.
Fornendo una rara visione della natura delle proteste in un contesto di blocco di internet in corso, i manifestanti in un altro quartiere di Teheran hanno dichiarato alla Cnn di aver aiutato un uomo sulla sessantina che era rimasto gravemente ferito nella repressione. Aveva circa 40 pallini conficcati nelle gambe e un braccio rotto, hanno detto, aggiungendo di aver cercato per lui assistenza medica in diversi ospedali, ma hanno detto che la situazione era “completamente caotica”.
“Purtroppo, potremmo dover accettare la realtà che questo regime non si dimetterà senza l’intervento della forza esterna”, ha detto un manifestante alla Cnn. Un’assistente sociale iraniana che ha partecipato a una protesta a Teheran venerdì ha affermato che la situazione è degenerata in un “incubo” quando le autorità hanno attaccato i manifestanti. “Proiettili, gas lacrimogeni, qualsiasi cosa vi venga in mente, la sparavano”, ha detto.
“Ed è stato davvero terrificante”. Ha affermato di aver visto una ragazza essere colpita al collo con un dispositivo elettrico “fino a farla svenire”, e che il figlio di una sua collega era tra le diverse persone uccise.
“E’ necessario distinguere tra proteste e rivolte”, ha affermato Ali Larijani, segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale iraniano, aggiungendo che le proteste iniziali contro le crescenti difficoltà economiche erano “del tutto comprensibili”, ma successivamente “è entrata in scena una corrente distruttiva e organizzata che
non ha alcun legame con le richieste economiche della popolazione”.
La magistratura dovrebbe “affrontare con decisione coloro che causano insicurezza”, ha affermato citato da Sky News. Ieri, il procuratore generale iraniano ha minacciato i manifestanti di pena di morte..
I gruppi per i diritti umani avevano già segnalato decine di morti e, sabato, hanno espresso preoccupazione per l’intensificazione della repressione da parte delle autorità. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il suo Paese era “pronto ad aiutare” il movimento, dopo aver avvertito che l’Iran era in “grossi guai” per i suoi sforzi nel reprimere le proteste.
Ma Teheran avverte che “qualsiasi attacco statunitense porterebbe Teheran a reagire contro Israele e le basi militari statunitensi” nella regione, definiti “obiettivi legittimi”: lo ha detto il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, rivolgendosi ai deputati.
Le registrazioni della seduta odierna del parlamento iraniano, citate da Sky News, mostrano i parlamentari che gridano “Morte all’America”, al termine del discorso di Qalibaf. Il canto “Morte all’America”, o Marg bar Amrika in persiano, fu reso popolare dal primo leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, il capofila della Rivoluzione islamica del 1979, che rovesciò il regime dell’ultimo scià iraniano, sostenuto dagli americani.
Il blocco di internet in Iran, imposto a seguito delle proteste, rimane in vigore e dura ormai da oltre 60 ore: lo stima Netblocks. “La misura di censura rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza e al benessere degli iraniani in un momento chiave per il futuro del Paese”, scrive il monitor su X, aggiungendo che il blackout “ha ormai superato le 60 ore”.
Video In Iran i manifestanti rischiano la pena di morte
Nuovo appello di Pahlavi, ‘non abbandonate le strade, presto al vostro fianco’
“Non abbandonate le strade. Il mio cuore è con voi. So che presto sarò al vostro fianco”. Lo afferma Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo scià dell’Iran, in un messaggio su X rivolto ai manifestanti antigovernativi che protestano in Iran.
“Con la vostra presenza diffusa e coraggiosa nelle strade di tutto l’Iran per la terza notte consecutiva, avete gravemente indebolito l’apparato repressivo di Khamenei e il suo regime”, ha affermato. “Mentre ribadisco il mio secondo appello” per una nuova mobilitazione “per le 18 di oggi, chiedo a tutti voi di recarvi nelle strade principali delle città in gruppo con i vostri amici e familiari”, ha aggiunto.
“Sappiate che non siete soli. I vostri compatrioti in tutto il mondo stanno gridando con orgoglio la vostra voce” e “in particolare, il presidente Trump, in quanto leader del mondo libero, ha osservato attentamente il vostro indescrivibile coraggio e ha dichiarato di essere pronto ad aiutarvi”, ha sottolineato.
Netanyahu, ‘se il regime cadrà torneremo partner con l’Iran’
Intervenendo all’inizio della riunione di gabinetto, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che Israele e Iran torneranno a essere partner dopo la caduta del regime di Teheran. “Stiamo trasmettendo forza agli eroici e coraggiosi cittadini dell’Iran e, una volta caduto il regime, faremo del bene insieme a beneficio di entrambi i popoli”, ha detto citato dal Times of Israel.
“Tutti speriamo che la nazione persiana venga presto liberata dal giogo della tirannia”, ha continuato Netanyahu. “E quando quel giorno arriverà, Israele e Iran torneranno a essere partner fedeli nella costruzione di un futuro di prosperità e pace”.
Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha dichiarato che Israele sostiene il popolo iraniano in quella che ha definito la sua “lotta per la libertà”, mentre grandi proteste scuotono la Repubblica islamica. “Sosteniamo la lotta per la libertà del popolo iraniano e gli auguriamo successo”, ha dichiarato Saar in un’intervista video pubblicata su X.
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